Martedi 14 luglio
Ancora una volta i veggenti vengono prelevati dalla polizia e sottoposti ad un estenuante interrogatorio a Čitluk dove vengono trattenuti fino a notte inoltrata. I genitori, molto preoccupati per il prolungarsi dell’assenza dei ragazzi, si recano in canonica da padre Jozo che invano cerca di consolarli. Intanto il tempo passa e i ragazzi non tornano: al tramonto i genitori sono presi da forte agitazione che a mezzanotte diventa profondo sconforto. Finalmente, all’una e mezzo, si comincia a sentire un canto lontano. E i genitori dicono: “Non possono essere loro. Non può essere che cantino!”. Ed invece sono proprio loro, che sempre cantando entrano in canonica pieni di gioia mentre i genitori scoppiano in lacrime.
A quel punto Vicka si fa incontro alla madre per consolarla e dice: “Mamma, perché piangi?”. E la mamma risponde: “Ma non vedi che ora è? E tu mi domandi perché piango?”. Ma la figlia, fattasi seria, aggiunge: “Mamma, se questo è un tempo di prova, mettiamolo a frutto: chiediamoci quali sacrifici possiamo soffrire alla Madonna, se possiamo soffrire un po’ per lei”. E poi ripete con fermezza: “Mamma, è importante imparare a soffrire per la Madonna, almeno un poco”.